CLAUDIO GULLI
Il dipinto dentro le pagine: fortuna letteraria del San Giovanni
Di Leonardo e del suo San Giovanni si sono occupati, oltre agli storici dell’arte, intellettuali, storici, amatori, filosofi e letterati che hanno dedicato all’opera le loro pagine.[...]
Di Leonardo e del suo San Giovanni si sono occupati, oltre agli storici dell’arte, intellettuali, storici, amatori, filosofi e letterati che hanno dedicato all’opera le loro pagine.
All’inizio dell’Ottocento, il San Giovanni non sembra suscitare ancora grandi entusiasmi. Basterà aspettare il 1867 per vedere la lettura del San Giovanni arricchita di contraddizioni nuove, affrontate con scaltrezza e precisione da un letterato come Théophile Gautier, per il quale l’ambiguità consiste nell’essere, da un lato, un ritratto di un volto la cui bellezza è ossessionante, dall’altro, un’astrazione dalla somiglianza, come se proprio quei lineamenti si volessero improvvisamente nascondere.
Lo scrittore tedesco Martin Kaubisch nei primi anni del ‘900 si troverà ad affrontare l’ambiguità del personaggio biblico, citando e sostenendo nel suo breve saggio la visione di Nietzsche, per il quale sul San Giovanni Battista, più che in altre opere di Leonardo, si trovi la fusione di bene e male, “lo sguardo veramente sovracristiano”. Verso la fine dell’Ottocento, nella corrispondenza tra Pierre Louys e André Gide, il San Giovanni ha l’aria di essere “un ermafrodita senza freni, tra il fascino e le riserve” fino ad assumere per Gabriel Séailles, (professore di estetica alla facoltà di Lettere e Filosofia di Parigi), i tratti di una creatura che è diretta emanazione della natura e, in quanto spirito eletto, indica agli uomini la via da seguire.
Con Marcel Proust si smette tuttavia di andare a caccia dei significati che l’opera “contiene” per illustrare un “progetto sociale”, che sarà uno dei fili conduttori della Recherche. Anche Freud guardò a Leonardo come se, attraverso l’indagine di un grande uomo, si potesse conoscere qualcosa dell’uomo in generale. Per Freud il cuore del problema è il rapporto tra attività intellettuale e passione, tra un’intelligenza che si sforza di comprendere il funzionamento dell’intero universo e la sua impossibilità di amare.
Tra la fine dell’Ottocento e il 1939, quando l’opera è a Milano, lo sguardo sul San Giovanni subisce un cambiamento profondo e trent’anni di ricerche pongono le basi per studiare il problema storico artistico e filologico.
Alle soglie della guerra, una nuova generazione di scrittori italiani, nelle vesti di reporter, si trova a dover recensire la mostra di Leonardo e a Gadda spetta il compito di immortalare l’apparizione milanese del dipinto. Ritorna il motivo presente in Proust, di un distacco dal mondo, di una fuga, stavolta diretta verso un lido antiafrodisiaco. La storia può essere per alcuni il traguardo a cui deve tendere ogni discorso o, per altri, il punto di partenza da cui un discorso – critico o poetico che sia – può ancora nascere.